Mostra fantasma al MAXXI Museum di Roma.

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Yuxin Li, giovane artista cinese, intervista Yuxin Li e ci racconta la storia di una piccola urna e del suo contenuto, nascosti all’interno del più importante museo italiano d’arte contemporanea. (scarica il PDF)

Iniziamo col parlare un po’ di te. Chi è Yuxin Li?

E’ una artista. Ho 23 anni, vengo da Wenzhou nello Zhejiang in Cina. Nel 2009 sono stata costretta, per questioni familiari, a trasferirmi in Italia.

Quanto ti è costato questo viaggio?

Settemila dollari e cinque anni di lavoro a salario ridotto.

Che lavoro fai?

L’operaia in un laboratorio tessile gestito da miei connazionali.

Come fai a conciliare questo lavoro con la tua attività di artista?

Quando si è privati della propria libertà e si sono avute delle esperienze dolorose ed umilianti come è capitato a me, si ha anche del materiale sul quale lavorare. Credo molto nell’equazione arte = vita.

Ma come trovi il tempo materiale per dedicarti all’arte?

Di giorno le mie mani lavorano sulla macchina da cucire, ma la mia mente è altrove: immagina, crea, pianifica. Quando posso mi reco nel capannone di un cugino, dove ho un piccolo spazio a disposizione per dare forma e concretezza alle mie idee.

Attualmente come artista cosa stai facendo?

Sto lavorando a due progetti che mi impegneranno fino al 2014. Riguardano entrambi la condizione di semi schiavitù con la quale mi devo confrontare quotidianamente. Poi c’è “Ghost body”.

Parliamo un po’ di quest’ultimo lavoro. Cominciamo dal principio.

La scorsa primavera sono rimasta incinta e quando i miei padroni se ne sono accorti mi hanno costretta ad abortire al 3 mese di gravidanza.

Chi era il padre?

Preferisco non rispondere. Posso solo aggiungere che per me è stata un’esperienza molto dolorosa.

Chi ha praticato l’intervento, un ospedale?

No! E’ stato un aborto clandestino. Il medico comunque ha accettato di restituirmi quel minuscolo corpicino che entra nel palmo di una mano.

E’ stato generoso..

Direi interessato..lo ha fatto dietro compenso. Mi ha restituito mio figlio in un barattolo di vetro con della formalina per evitarne la decomposizione.

Che fine ha fatto quel barattolo?

Ho travasato il contenuto di quel barattolo in una piccola urna a tenuta stagna. Quindi l’ho nascosta in un posto sicuro all’interno del Maxxi Museum di Roma.

Perché non hai seppellito il corpo o non lo hai fatto cremare?

Perché altrimenti sarebbe scomparso del tutto. Quel piccolo corpo per me è una sorta di testimonianza, il segno tangibile di una vita che non ha mai visto la luce.

Scusa se insisto, perché nascondere un’urna dentro un museo d’arte?

“Ghost body” è un’opera clandestina, proprio come clandestina è stata la mia vita negli ultimi anni. Clandestino è il lavoro che faccio. Clandestino è l’aborto che mi è stato imposto. “Ghost body” è una mostra invisibile su noi invisibili.

Quindi se vogliamo “Ghost body” è una metafora della tua esistenza?

Forse. Io comunque l’ho progettata come un’azione. Se un giorno, per caso, qualcuno scoprirà quella piccola urna, solo allora il lavoro potrà dirsi concluso.

Quindi c’è bisogno che l’urna venga “scoperta”: perché?

Scoprire l’urna è un po’ come scoprire la mia storia e quella di mio figlio. E’ come gettar luce su chi vive nell’ombra, su chi come noi è un corpo fantasma.

C’è anche un aspetto simbolico nel tuo lavoro?

Anche se ci fosse, non mi interessa. “Ghost body” è un’opera politica! Fino a quando esisteranno leggi troppo restrittive in fatto di immigrazione esisteranno moltissime storie come la mia. Queste leggi finiscono paradossalmente col favorire lo sfruttamento di innocenti piuttosto che contrastarlo.

Queste leggi esistono in tutti i paesi!

Nelle società contemporanee l’immigrazione è un fatto incontrovertibile. Del resto, le genti si sono spostate in tutte le epoche portando sempre contaminazione di idee e quindi ricchezza! Leggi liberticide finiscono col creare condizioni di vita drammatiche come quella che sto vivendo io.

Yuxin Li è il tuo vero nome?

No è uno pseudonimo. Lo utilizzo dal 2009. Appena giunta in Italia le prime cose che ho fatto sono state: acquistare un cellulare, aprire un account facebook e uno di posta elettronica..tutti a nome Yuxin Li.

Utilizzi molto internet, come passi il tempo libero?

Di tempo libero ne ho molto poco. La sera leggo molto, soprattutto testi e riviste d’arte in italiano, anche per affinare la lingua. Facebook lo utilizzo pochissimo malgrado sono iscritta da quattro anni..la regola per noi è: niente nomi e soprattutto niente immagini! In compenso sono Google dipendente.

Che progetti hai per il futuro?

Voglio rimanere in Italia. Ormai conosco la lingua abbastanza bene, a differenza dell’inglese. Una volta che avrò onorato il mio debito, cercherò una soluzione per gestirmi al meglio anche come artista.